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6/1/21 - Eruzioni vulcaniche un pericolo sempre presente

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In Italia esistono almeno 10 vulcani attivi, ossia che si sono risvegliati almeno una volta negli ultimi 10 mila anni: Etna, Stromboli, Vesuvio, Ischia, Lipari, Vulcano, Pantelleria, Colli Albani, Campi Flegrei, Isola Ferdinandea. Gli unici due che per il momento danno eruzioni continue, separate da brevi intervalli, sono però l'Etna e lo Stromboli. Il poter distruttivo di un’eruzione si misura attraverso la scala VEI, che è l’indice che classifica le eruzioni vulcaniche esplosive in relazione al materiale che viene immesso in atmosfera, raggiungere il livello massimo della scala significa ritrovarsi letteralmente terra bruciata ovunque attorno a sé nel raggio di km. Per quanto i danni potenziali siano enormi, le possibilità che un evento del genere accada nei prossimi decenni, non è molto bassa. Quelli che vengono definiti super vulcani, a oggi, non possiedono una camera magmatica tale da produrre un’eruzione che potrebbe causare uno sconvolgimento su scala globale ma sicuramente su scala locale i danni sarebbero devastanti e non ci sono avvisaglie di un loro prossimo risveglio. Questo però non deve farci abbassare la guardia, anzi, al contrario, ci deve portare ad aumentare e perfezionare l’azione di monitoraggio che già avviene in praticamente tutte le zone vulcanicamente attive del pianeta, come il parco di Yellowstone, i Campi Flegrei, vicino Napoli, e la penisola di Reykjanes in Islanda, che potrebbero avere conseguenze enormi in caso di una potente eruzione.
L’Italia è un paese ricco di vulcani ancora attivi, ossia legati attività persistente che danno eruzioni continue o separate da brevi periodi di riposo, dell'ordine di mesi o di pochissimi anni. Si tratta dei vulcani Etna e Stromboli che eruttano frequentemente e che, per le condizioni di attività a condotto aperto, presentano una pericolosità ridotta ed a breve termine. Ma il pericolo più alto rimane sui vulcani quiescenti. Si tratta di vulcani attivi che hanno dato eruzioni negli ultimi 10 mila anni e che attualmente si trovano in una fase di riposo. Secondo una definizione più rigorosa, si considerano quiescenti i vulcani il cui tempo di riposo attuale è inferiore al più lungo periodo di riposo registrato in precedenza. Si trovano in questa situazione: Colli Albani, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Lipari, Vulcano, Panarea, Isola Ferdinandea e Pantelleria. Tra questi, Vesuvio, Vulcano e Campi Flegrei, hanno una frequenza eruttiva molto bassa e si trovano in condizioni di condotto ostruito

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Non tutti i vulcani quiescenti presentano lo stesso livello di rischio, sia per la pericolosità dei fenomeni attesi, sia per la diversa entità della popolazione esposta. Inoltre alcuni presentano fenomeni di vulcanismo secondario come degassamento dal suolo, fumarole, che nell’ordinario possono indurre a situazioni di rischio.L’attività vulcanica in Italia è concentrata anche nelle zone sommerse del Mar Tirreno e del Canale di Sicilia. Alcuni vulcani sottomarini sono ancora attivi, altri ormai estinti rappresentano delle vere e proprie montagne sottomarine. Oltre ai più noti Marsili, Vavilov e Magnaghi, vanno ricordati i vulcani sottomarini Palinuro, Glauco, Eolo, Sisifo, Enarete e i numerosi apparati vulcanici nel Canale di Sicilia. I Campi Flegrei sono una vasta area di origine vulcanica situata a nord-ovest della città di Napoli. Si tratta di una zona dalla struttura singolare: non un vulcano dalla forma di cono troncato ma una vasta depressione o caldera, ampia circa 12x15km. Nel 1538 si è verificata l’ultima eruzione che, pur essendo fra le minori dell’intera storia eruttiva dei Campi Flegrei, ha interrotto un periodo di quiescenza di circa 3000 anni e, nel giro di pochi giorni, ha dato origine al cono di Monte Nuovo, alto circa 130 m. Da allora, l’attività ai Campi Flegrei è caratterizzata da fenomeni di bradisismo, attività fumarolica ed idrotermale localizzata nell’area della Solfatara. Purtroppo non abbiamo modo di sapere con precisione quando un vulcano erutterà, i vulcanologi hanno però sviluppato sistemi in grado di stimare, con qualche settimana o mese di anticipo, quando il momento fatidico si sta avvicinando. C’è da sottolineare una questione importante: nel momento in cui un vulcano erutta non abbiamo alcun modo di contenere o mettere in atto contromisure per limitarne la portata. L’energia sprigionata dal cuore della Terra va molto oltre il nostro controllo.


A cura di Staff Di Meteowebcam.it




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