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10/6/18 - Il riscaldamento climatico rimpicciolisce gli invertebrati

Il riscaldamento climatico rimpicciolisce gli invertebrati

Per gli effetti del riscaldamento climatico si scopre da una recente ricerca che insetti, ragni e crostacei in un prossimo futuro andranno incontro ad una variazioni delle loro misure corporee, a seconda che si trovino in città, in aree naturali o in zone frammentate, e questo avrà conseguenze anche per le specie che di essi si nutrono. Lo studio a sostenerlo è internazionale pubblicato sulla rivista Nature a cui hanno preso parte l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ise) e il Dipartimento di Scienze della vita e Biologia dei sistemi (Dbios) dell’Università di Torino. La ricerca, svolta in Belgio e finanziata dal governo Belga, ha preso in considerazione dieci gruppi di invertebrati in habitat terrestri e acquatici con temperature diverse a seconda del livello di urbanizzazione, più calde in città, a temperature intermedie in habitat agricoli, e meno calde in habitat naturali

Il riscaldamento climatico rimpicciolisce gli invertebrati

I risultati mostrano che in generale le comunità animali sono costituite da specie progressivamente sempre più piccole all’aumentare della temperatura spiega Elena Piano dell’Università di Torino -. Una temperatura ambientale più elevata, come quella che si trova in città, aumenta i tassi metabolici e le specie più piccole si riscaldano prima di quelle più grandi, raggiungendo le temperature corporee adatte alle loro attività: questo è vero soprattutto per gli animali invertebrati, la cui dimensione corporea è quindi legata all’intero ecosistema. La diminuzioni di dimensioni registrate dai ricercatori vanno dal 15% dei crostacei ostracodi al 20% dei coleotteri e dei ragni erranti, fino al 45% dei crostacei cladoceri, i quali costituiscono un elemento importante del plancton d’acqua dolce.

Il riscaldamento climatico rimpicciolisce gli invertebrati

Nello stesso tempo gli ambienti urbani sono caratterizzati, oltre che da temperature maggiori rispetto alle aree naturali limitrofe, anche da un’elevata frammentazione degli habitat disponibili, con piccole aree naturali separate da vaste aree completamente antropizzate - aggiunge Diego Fontaneto, ricercatore Cnr-Ise -. Abbiamo scoperto che questo elemento aumenta, all’opposto, la frequenza delle specie di dimensioni maggiori. In città. Così abbiamo trovato specie in media del 10% più grandi nelle farfalle diurne e del 20% nelle falene notturne, nelle cavallette e nei grilli. Per questi gruppi, in ambiente urbano, a causa della frammentazione degli ambienti idonei, sopravvivono quindi le specie di dimensioni maggiori malgrado l’aumento di temperatura.


Fonte notizie: https://www.nature.com/


A cura di Staff Di Meteowebcam.it




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