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13/8/13 - Meduse: ora esistono in via sperimentale le reti anti-meduse.

Meduse: ora esistono in via sperimentale le reti anti-meduse.

Ogni estate nel Mediterraneo sono due milioni i bagnanti colpiti dalle meduse, almeno 150mila quelli che si rivolgono ad un ospedale. Per questo è nata la necessità di inventare qualche strumento che ci risparmi questi spiacevoli incontri marittimi: le reti anti-meduse sono il frutto di un nuovo studio e progetto europeo. L'idea è nata per via dell'aumento delle nuove specie che stanno proliferando nel bacino. Complice l'aumento della temperatura superficiale, specie prima confinate al Mediterraneo orientale ora, stando a quanto sottolineano gli esperti, si stanno, infatti, diffondendo nel resto del bacino. «Ad esempio, la Rhopilema nomadica, una medusa urticante che può misurare anche mezzo metro e pesare 50 chili.

Meduse: ora esistono in via sperimentale le reti anti-meduse.

Lungo le coste italiane la distribuzione delle meduse attualmente è relativamente costante, con densità maggiori fra Mar Ligure, arcipelago Toscano, Sardegna e Corsica, litorale tirrenico di Lazio, Campania e Calabria, più la Sicilia, e concentrazioni vicino zone in cui sono presenti correnti di risalita di acque profonde, come lo Stretto di Messina.

Meduse: ora esistono in via sperimentale le reti anti-meduse.

Per questo motivo sarà la regione Sicilia attraverso le aree marine siciliane a sperimentare per prime in Italia delle reti 'a prova di meduse'.
Grazie al progetto europeo Medjellyrisk, saranno installate in Italia, Spagna, Malta e Tunisia, creando delle zone protette per i bagnanti.
Le reti anti meduse sono delle vere e proprie barriere che impediranno a questi animali planctonici di aggredire l'uomo, provocandogli effetti che, come sostengono gli esperti, a volte possono essere addirittura letali.L'anno prossimo le reti saranno pronte dall'inizio della stagione balneare. Ora non rimane che aspettare il risultato dei test e scoprire la vera efficacia di questi strumenti e progetti.

Fonti: Varie ansa.it e Università del Salento


A cura di Maria Rosaria Volpe




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